domenica 31 gennaio 2010

Maternità (paternità) fa rima con eternità, ma anche con letterarietà

Oggi sono debitrice a Daniel Pennac, intervistato da Leonetta Bentivoglio ne "La Repubblica", di questa riflessione, che affronta da un punto di vista diverso, in un certo qual modo meno tragico,  il tema dell'irreversibilità dell'essere madre (o padre):

"Certi libri sono come figli. Quando ti nasce un bambino sai di aver vissuto prima che lui esistesse, ma dopo cinque minuti che è venuto al mondo hai l'impressione che ti stia accanto dall'eternità, fuso con la tua vita. Così quel capolavoro abita in me da sempre"

Pesie di una domenica di luna piena

Soap Opera

Forse
non lo sai
ma ho una gemella –
È quella
che scrive le poesie
e le fa passare
per mie.
Quando eravamo ragazzine
cercavo
di farla ragionare,
di farla comportare
come te
e me,
ma sgattaiolava fuori la notte, e scriveva
cose orribili.
A volte al mattino
trovavo le prove
per terra tra i nostri letti
le nascondevo prima
che la mamma le scoprisse
ma sarebbe troppo tardi
per ricacciarle indietro. Troppo tardi
per fingere
che non esistano
troppo tardi per negare
la terribile devastazione. 


.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

Stile

Con tacchi alti che mi collocano il culo
ad altezza cazzo come una gatta
in calore che allunga le zampe
per soddisfare chiunque venga
e capelli ricci per farti venire in mente
cosa puoi trovare
giù in basso mi umetto le labbra
in predisposizione labiale
ombreggio gli occhi per quel sottomesso
sguardo orgasmico
e dico
mi vesto
per apparire
presentabile.

Karen Alkalay-Gut

Sito ufficiale 

giovedì 28 gennaio 2010

La produttività 2.0: il lavoro zen

In realtà questo post nasce come commento ad un articolo di Vivi Zen: purtroppo il formato dei commenti di quel bel blog è quello notoriamente a me precluso, quindi faccio di necessità virtù e trasformo creativamente in un mio post la frustrazione da commento (sperando che prima o poi riesca a risolvere questo problema che sta diventando per me una questione essenziale...).

Andiamo al sodo...

Condivido in pieno i valori e le modalità della produttività zen, purtroppo ancora troppo lontana dal mondo del lavoro che conosco. Se questa nuova cultura del lavoro si affermasse, saremmo tutti sicuramente più felici e anche più bravi. In particolare credo che le prime a giovarsi del nuovo approccio alla produttività saremmo proprio noi donne, che, finalmente libere dalla "prigione" delle otto ore al giorno, potremmo gestire meglio i due (magari!) o più ruoli che la società ci ha attribuito.



Condivido anche le affermazioni fatte da Fabrossj nei commenti e mi piace molto la sua propost:a "continuiamo a portare i valori del "lavoro Zen" facciamone un movimento. Ne abbiamo tutti bisogno."
Sì, mi piace molto l'idea del movimento per il lavoro zen: sarei anche disponibile a partecipare e a dare il mio apporto, se solo riuscissi a scriverglielo.....



La maternità con gli occhi di un figlio

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso,
a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

Erri De Luca, Il contrario di uno

La poesia con cui si apre Il contrario di uno mi ha colpito molto perché nella frase
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
coglie esattamente il mio "sentire" di essere madre. Infatti da quando sono diventata mamma  ho sempre la sensazione (in genere piacevole e appagante, talvolta invece fastidiosa) di essere "piena": di sentimenti, sensazioni, idee, energia, paure, ansie, curiosità, impegni...
Il problema sorge quando, ogni tanto, questa "pienezza" non riesco più a contenerla, e allora straripa, spesso in maniera convulsa o violenta.

martedì 26 gennaio 2010

Post di servizio: per Monteamaro (e per chi può eventualmente aiutarmi!)

Ovvero: chi può aiutare un'imbranata?


Monteamaro, continuo a non riuscire a postare commenti sul tuo blog: ma come fanno gli altri lettori?
Dipende dalle impostazioni del mio profilo o dal formato del tuo blog?
Per me sarebbe importante capirlo e risolvere il problema, vorrei spesso scrivere qualcosa a commento dei tuo post, ma proprio non ci riesco.... così mi sembra di parlare da sola....

Grazie fin da ora a chi potrà e vorrà aiutarmi!

domenica 24 gennaio 2010

Le poesie della domenica sera

Da Inventario privato di Elio Pagliarani:

Hai fatto burrasca
e hai fatto sereno,
fai sereno e burrasca
perché ti amo ti tocca questo
che tu voglia o no,
io approderò nel tuo porto.

................
................

È già autunno, altri mesi ho sopportato
Senza imparare altro: ti ho perduta
Per troppo amore, come per fame l’affamato
Che rovescia la ciotola col tremito.

giovedì 21 gennaio 2010

Femminicidio



IL FEMMINICIDIO NON È SOLO LA VIOLENZA FISICA CONTRO LE DONNE CHE ARRIVA FINO ALLO STUPRO O ALL'OMICIDIO, MA È TUTTO QUELLO CHE LA SVILISCE E LA OFFENDE, CHE LA SMINUISCE COME PERSONA, CHE ATTENTA ALLA SUA INTEGRITA' PSICO-FISICA E ALLA SUA LIBERTA'.
IL FEMMINICIDIO E' PERPETRATO DA STATO, PATRIARCATO, RELIGIONE.

Grazie a Femminismo a Sud per il video