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domenica 26 giugno 2011

Una vita di piccole cose

 "....tu non capisci che... nessuno capisce che quando una donna fa la scelta di sposarsi e avere dei figli, in un certo senso la sua vita comincia, ma, in un altro senso, si ferma. Ti costruisci una vita di piccole cose, e ti fermi, e resti, resti lì, solida, perché i tuoi figli possano andarsene... e quando se ne vanno si portano via la tua vita fatta di piccole cose e a quel punto dovresti ricominciare a vivere, ma... ma  non ti ricordi nemmeno più come si fa, perché è tanto tempo che nessuno ti chiede più niente, inclusa te stessa..."
Francesca (Meryl Streep) a Richard (Clint Eastwood)
 
 

In questi giorni ho (ri)visto I ponti di Madison County e mi sono (ri)commossa mentre (ri)guardavo la storia d''amore tra Richard e Francesca e alla fine mi sono chiesta se io, al posto di Francesca, avrei rinunciato come lei a mollare tutto, marito, figli, fattoria isolata,  e a seguire Richard, ovvero amore, avventura, vita nuova. Non sono riuscita a darmi una risposta, ma l'interrogativo ha scatenato una moltitudine di riflessioni.

Mi è tornato in mente una lettura di qualche tempo fa, il libro di Iaia Caputo Di cosa parlano le donne quando parlano d'amore, che, appunto, mediante esempi letterari e cinematografici sostiene la tesi di fondo che per le donne il grande amore fornisce un pretesto per evadere dalla vita ristretta e limitata che le regole sociale hanno loro imposto. E quanto è giusto rinunciare ad una parte di sé?


mercoledì 12 gennaio 2011

Una piccola idea per una grande rivoluzione

Sembra una geniale provocazione, ma credo che Arianna Huffington abbia davvero ragione: la qualità della nostra vita sarebbe migliore se dormissimo di più. Sicuramente vale per me, in questo momento più che mai.

Grazie a Vivere con lentezza per avere proposto questa conferenza!

sabato 13 novembre 2010

La stanchezza di conciliare

Segnalo brevemente un recente articolo della sociologa Marina Piazza, di cui condivido (oltre al bellissimo titolo!) la riflessione su come e perché in Italia le politiche volte alla conciliazione abbiano fallito, anzi spesso siano state controproducenti per le donne.

domenica 9 maggio 2010

Oltre la cartolina

Oggi è un po' come per l'8 marzo: fiori, cioccolatini, regali, auguri a tutte le mamme. Domani si torna alla normalità, in un Paese in cui i servizi sociali sono scarsi e le mamme sono spesso costrette ad abbandonare il lavoro per accudire i figli e in cui un ministro della Repubblica definisce "privilegio" il congedo per maternità.

Allora oggi nessuna  "poesia della mamma" destinata a risuonare solo per il tempo della lettura e, invece, tre contributi ad una visone più reale della maternià che, forse, lasceranno tracce un po' più durature di una cartolina di auguri o di una rosa:


Un film/documentario: Unovirgoladue di Silvia Ferreri

Un'esortazione di Umberto Galimberti:
"Un invito ai padri: tutelare la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome: "accudimento", per sotrattrarre le madri a quella luce nera e così poco rassicurante che fa la sua comparsa nell'abisso della solitudine" (I miti del nostro tempo)

martedì 4 maggio 2010

Della dignità del lavoro e di altre quisquilie

Sono settimane che medito di scrivere un bel post su Chiara Ingrao e la presentazione di Dita di dama cui ho avuto la fortuna di assistere un paio di mesi fa, ma fino ad ora ho sempre desistito, un po' per il rifiuto  innato che ho a scrivere post di recensione di libri, un po' perché mi sento inadeguata a esprimere efficacemente tutti i molteplici sentimenti e le stimolanti riflessioni che la lettura del libro e ancor più l'ascolto della sua autrice ha suscitato in me.
Ci voleva la rabbia provocata dall'uscita di Mariastella Gelmini sul congedo di maternità per sbloccare ogni mia esitazione: dopo le affermazioni della "ministra" sento il bisogno di contrapporre qualcosa di segno opposto, pazienza se il mio post risulterà confuso, ingarbugliato, approssimativo: il fine giustifica i mezzi.


Il romanzo racconta la storia della diciottenne Maria, che, negli anni settanta, finita la scuola, va a lavorare in fabbrica come operaia, dove, sullo sfondo dei cambiamenti sociali di quegli anni, insieme alle sue amiche, lavora, lotta, cresce, si innamora.
La storia è bella, coinvolgente, appassionante, ed è narrata in prima persona da Francesca, l'amica del cuore di Maria che, a differenza di lei, va all'università a studiare legge.
Dietro alla storia di Maria c'è la Storia di quegli anni con i suoi grandi temi: il lavoro, le lotte operaie, il sindacato, le conquiste sociali, l'emancipazione delle donne, il terrorismo, la politica.....

Chiara Ingrao nell'incontro ha raccontato le sue esperienze, anche difficili e conflittuali, di quegli anni,  ricchi di fermenti e tensioni sociali, in cui però la politica non era separata dalla vita quotidiana della gente, quando la classe dirigente politica era attenta e "viveva" in prima persona la realtà di tutti e il risultato erano leggi e riforme che hanno segnato il progresso sociale e democratico del Paese.

Personalmente, tra tutti gli argomenti che sono stati trattati, due sono quelli che più mi hanno colpito: l'affermazione della dignità del lavoro, più volte citata anche nel romanzo (e oggi spesso dimenticata) e l'esortazione di Chiara a tenere unite la poesia e la vita, l'astrattezza del pensiero alla concretezza della vita.

lunedì 12 aprile 2010

Il gusto pieno della vita

Ridiamo per non piangere!



Ho recuperato questo video della TV delle ragazze (ah, bei tempi e bella TV!) grazie a un interessante post di Femminismo a Sud: Dalla critica alla proposta: urgono immagini alternative da comunicare!

domenica 28 marzo 2010

La poesia di una domenica elettorale

Preghiera delle mamme 
che hanno involontariamente mancato
nei confronti dei propri figli


le poesie possono aspettare
non possono aspettare le persone care

Oh lasciati figlio
al mille per mille di interesse
per ognuno di questi anni risarcire
per quando avevi un anno
per quando avevi due tre sette anni
per gli anni della nostra assenza
per quando avevi un anno
per quando avevi due tre sette anni
per gli anni della nostra assenza
per quando ci chiamavi e non c'eravamo
o c'eravamo ma eravamo perse a noi stesse
o c'eravamo ma non vedevamo
perché stavamo male
perché stavo male stavo male
figlia dolce mia.

Vivian Lamarque

giovedì 25 febbraio 2010

Anch'io voglio un Supermarito!

Giovedì sera: in televisione è ricominciata la quinta serie di Medium, telefilm in cui Allison Dubois, madre, di tre figlie,  moglie, avvocato, non contenta di doversi barcamenare tra tutti questi ruoli e le conseguenti attività, deve oltretutto affrontare le conseguenze dei suoi poteri paranormali (sogni premonitori, visioni, ecc. ecc.). Da notare che in tutte le più svariate occasioni è sempre perfettamente pettinata, truccata, elegantemente vestita.
Già questo è sufficiente a farmi sbavare di invidia mentre occhieggio il telefilm e contemporaneamente sparecchio, ascolto la lezione di una delle due mie figlie, penso a quello che devo fare prima di andare a letto, metto a posto il grande caos che a sera regna nella mia casa. Ovviamente indosso il mio sformato abito da casa, sono spettinata e con le occhiaie e trascino i miei piedi nelle ciabatte.
Ma il grande colpo mi arriva quando compare lui, Joe, marito di Allison: bello, simpatico, intelligente, affettuoso con moglie e figlie, sempre gentile e disponibile, si occupa della casa, della cucina, di andare a prendere le figlie a scuola, fa regali e complimenti alla moglie, la incoraggia quando la vede triste e depressa, la sostiene quando è in difficoltà,  non è minimamente geloso del fatto che Allison frequenti per lavoro un detective bonazzo.....
Joe, dove sei????????? Dove si trovano quelli come te???????
Nella mia prossima vita voglio rinascere Allison Dubois!

giovedì 28 gennaio 2010

La produttività 2.0: il lavoro zen

In realtà questo post nasce come commento ad un articolo di Vivi Zen: purtroppo il formato dei commenti di quel bel blog è quello notoriamente a me precluso, quindi faccio di necessità virtù e trasformo creativamente in un mio post la frustrazione da commento (sperando che prima o poi riesca a risolvere questo problema che sta diventando per me una questione essenziale...).

Andiamo al sodo...

Condivido in pieno i valori e le modalità della produttività zen, purtroppo ancora troppo lontana dal mondo del lavoro che conosco. Se questa nuova cultura del lavoro si affermasse, saremmo tutti sicuramente più felici e anche più bravi. In particolare credo che le prime a giovarsi del nuovo approccio alla produttività saremmo proprio noi donne, che, finalmente libere dalla "prigione" delle otto ore al giorno, potremmo gestire meglio i due (magari!) o più ruoli che la società ci ha attribuito.



Condivido anche le affermazioni fatte da Fabrossj nei commenti e mi piace molto la sua propost:a "continuiamo a portare i valori del "lavoro Zen" facciamone un movimento. Ne abbiamo tutti bisogno."
Sì, mi piace molto l'idea del movimento per il lavoro zen: sarei anche disponibile a partecipare e a dare il mio apporto, se solo riuscissi a scriverglielo.....



La maternità con gli occhi di un figlio

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso,
a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

Erri De Luca, Il contrario di uno

La poesia con cui si apre Il contrario di uno mi ha colpito molto perché nella frase
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
coglie esattamente il mio "sentire" di essere madre. Infatti da quando sono diventata mamma  ho sempre la sensazione (in genere piacevole e appagante, talvolta invece fastidiosa) di essere "piena": di sentimenti, sensazioni, idee, energia, paure, ansie, curiosità, impegni...
Il problema sorge quando, ogni tanto, questa "pienezza" non riesco più a contenerla, e allora straripa, spesso in maniera convulsa o violenta.

sabato 2 gennaio 2010

Condividere la solitudine

L'avevo anticipato, eccolo qui, il post dedicato al bellissimo libro di Marilde Trinchero, La solitudine delle madri.

Appena ho visto il libro, con la sua copertina Jugendstil, ho pensato annoiata: "Ecco un altro libro sdolcinato sulla maternità e sulle gioie nascoste dell' essere mamma..." Poi mi sono incuriosita del fatto che Marilde Trinchero è arteterapeuta (che cosa fa un'arteterapeuta?) e, quindi è scoccato il colpo di fulmine quando ho letto la frase con cui si presenta: "mentre attraverso la vita, le immagini e la scrittura sono strumenti che porto sempre con me" e ho scoperto che molte delle immagini e dei testi che utilizza sono gli stessi che da un po' di anni mi fanno compagnia: Frida Kahlo, Käthe Kollwitz, Artemisia Gentileschi, Adrienne Rich, Clarissa Pinkola Estés, Sylvia Plath, Simone De Beauvoir... Allora ho preso il libro, l'ho letto tutto d'un fiato, ho pianto, ho riso, mi sono emozionata. E ho finalmente ritrovato e idealmente condiviso alcune delle sensazioni più forti e dolorose della mia vita, che mi hanno assalito in seguito alle mie maternità e per formulare le quali non avevo mai trovato coraggio e parole adeguate. Alla fine ho provato un'invidia fortissima per le donne che hanno partecipato all laboratorio: anch'io avrei a suo tempo desiderato una simile opportunità di esprimere il disagio e le difficoltà che provavo...

Alla lettura emozionale è seguita una seconda rilettura, più ponderata, nella quale ho apprezzato i riferimenti e lo stile con cui il libro è scritto.

Il grande merito del libro è sicuramente quello di dare voce al lato oscuro del "diventare madre", agli aspetti totalmente ignorati dai riferimenti culturali abituali, che, invece, idealizzano la figura e il ruolo materno, addossando così alle madri l'enorme fardello psicologico dell'inadeguateza e del senso di colpa, proprio nel momento in cui la donna perde tutte i suoi punti di riferimento e, di fatto, rimane drammaticamente sola.

Per me è stato un sollievo scoprire che simili sensazioni sono comuni a tutte le donne, che io non sono stata un mostro insensibile per averle provate, e che la sensazione di essere completamente sola e abbandonata non era un mio limite, anche se il mio compagno mi ha davvero lasciato sola, prima psicologicamente e poi anche fisicamente, andandosene poco dopo la seconda maternità.

E durante la lettura ho ripercorso e, spesso per la prima volta, dato un senso a molte delle mie esperienze: oltre all'abbandono del mio compagno, il senso di smarrimento e isolamento succeduto alla brusca cesura con la vita "di prima", la perdita della mia dimensione di donna, il deteriorarsi del rapporto con mia madre (una "cattiva nonna"), il bisogno fortissimo di fare qualcosa di creativo (che mi ha fatto riempire casa di lana con cui ho fatto sciarpe e cappelli dai colori e dalle dimensioni improbabili), l'angoscia del "tempo interrotto" in cui c'è sempre qualcuno che ti chiama o ti reclama, senza nessun rispetto per te, i tuoi bisogni, i tuoi desideri.

Insomma, questa lettura mi ha fatto percorrere un viaggio ideale dentro di me, in cui per la prima volta ho guardato e chiamato per nome ferite aperte che ancora bruciavano, e già questo, insieme alla nuova consapevolezza di non essere più sola, ha avuto su di me una funzione terapeutica, liberatoria.

Grazie, Marilde, di avere scritto La solitudine delle madri!



lunedì 28 dicembre 2009

Un regalo di Natale per le mamme, per non dimenticare che siamo anche donne


Il Natale porta indubbiamente con sè un aumento dello stress, soprattutto per noi donne che dobbiamo fronteggiare lavoro, figli, famiglia: c'è un "ingorgo" di impegni, di aspettative, di cose da fare... Da anni ormai vivo con ansia e preoccupazione l'arrivo di questo periodo, che ha il suo culmine nel 25 e nel 26 di Dicembre.
Poi, superata questa data, o meglio, "sopravvissuta" anche all'ultimo cenone nella confusione della famiglia, mi godo la rilassatezza che subentra in me e attorno a me, una specie di "atmosfera magica" in cui il tempo, prima così frenetico, si distende e diventa quasi magico, perché lascia disponibilità per attività e riflessioni normalmente inusuali, per le quali non c'è mai tempo. Questi giorni li considero il mio vero regalo di Natale.
In questa atmosfera magica questa volta mi sono imbattuta nella Storia della Bella di Caterina Comi, una bella fiaba "dedicata a noi mamme, ogni tanto ci vuole": come la Bella, dobbiamo ricordare più spesso che non siamo soltanto mamme, ma anche donne e persone.
Buon Dopo-Natale a tutte le mamme!


martedì 8 dicembre 2009

Il blog di uno virgola due

Scopro oggi che dallo scorso settembre Silvia Ferreri ha aperto un blog sulle tematiche già affrontate nel suo documentario:


"Apre oggi il blog di Uno virgola due. E’ passato tempo dall’uscita del film, e dalla pubblicazione del libro che porta lo stesso titolo. Da allora ho fatto decine di presentazioni sia del film che del libro. Ho incontrato molte donne in questi viaggi per l’Italia (e per l’Europa) con le quali avrei voluto tenere contatti più stretti, ma non sempre è stato possibile. Molte donne che mi hanno raccontato, ascoltato, ringraziato. A loro e a tutte le persone che ho incrociato in questo viaggio è rivolto il blog di Unovirgoladue"

Maternità e lavoro

Via La revolution en rose apprendo che, in base all'ultimo rapporto ISFOL:
"La maternità determina una netta caduta di partecipazione: se prima della nascita del figlio lavorano 59 donne su 100, dopo tale evento ne continuano a lavorare solo 43. L’esigenza di cura è la motivazione principale dell’abbandono del lavoro (90% dei casi)".
Quindi, "si riconosce quindi la necessità di definire strategie di conciliazione tra vita e lavoro, ormai riconosciute come una determinante strutturale dei livelli di partecipazione al mercato del lavoro. Ma in questo quadro, al ruolo dell’offerta di servizi di supporto alle esigenze di cura familiare si dovrebbero affiancare anche interventi che incidano sui fattori di natura culturale".

Penso a quello che sta avvenendo nella mia azienda e mi chiedo quando dalla teoria si passerà alla pratica....

lunedì 31 agosto 2009

Il silenzio delle donne

Dall'intervista di Lorella Zanardo sull'Unità di oggi:

«Lavoriamo, più di prima. In famiglia contiamo e decidiamo, più di prima. La famiglia stessa la “reggiamo” più di prima, più dei nostri uomini. Ed è – paradossalmente - questo nostro fare “privato” totale, senza pausa, che ci condanna al silenzio pubblico.

[...]

Il fatto è che siamo impotenti. È come se il prezzo che stiamo pagando per il nostro essere attive dal punto di vista del reddito e della responsabilità nelle nostre case sia il non avere voce. E da questo punto di vista il fattore tempo è decisivo. Siamo iperimpegnate, siamo quelle che in Europa lavorano di più ma che hanno la minor assistenza in fatto di asili, sostegno per gli anziani. Per non dire dello scarso aiuto dei propri compagni. E poi la politica...»

lunedì 24 agosto 2009

Ricerca sulla "Time Poverty": toh, le madri sono sistematicamente svantaggiate.....

Un articolo del Corriere della Sera odierno riassume e analizza i dati emersi da una recente ricerca diretta da Robert Goodin («Discretionary Time», Oxford University Press) sulla sindrome della "Time Pressure", ovvero la costante pressione da mancanza di tempo da cui ci sentiamo tutti costantemente afflitti: "la sindrome della time pressure è in larga misura frutto di decisioni individuali, che ci spingono a fare molto di più di quanto non sarebbe strettamente necessario". Insomma, se le madri lavoratrici corrono e si affannano tutto il giorno, la colpa sarebbe solo della loro ambizione e cattiva gestione del tempo?

Eh no! Troppo semplice accollare alle donne anche questa responsabilità!

Infatti anche la stessa ricerca ammette che "Quando si hanno dei figli il tempo a disposizione si riduce drasticamente, dato che aumentano le ore indispensabili al loro accudimento. Stante la persistente asimmetria nella divisione del lavoro fra padri e madri, queste ultime sono poi sistematicamente svantaggiate, soprattutto se occupate. I dati segnalano che le madri sole e quelle divorziate sono le figure sociali di gran lunga più vincolate nell’uso del proprio tempo di vita".

E allora dov'è il "frutto della decisione individuale", quando poi sei costretta a farti carico da sola dell'accudimento e dell'educazione dei figli, per defomazione culturale e per mancanza di servizi sociali?

domenica 26 luglio 2009

Women do it better!

In questi tempi bui per le donne lavoratrici ho trovato una piccola ma significativa luce: la best practice della BeM, piccola azienda di Abbiategrasso, guidata da una donna illuminata, Brunella Agnelli, che ha riorganizzato la struttura aziendale cercando di favorire la conciliazione lavoro-famiglia delle proprie dipendenti. Non solo, ha anche cercato di favorire le loro inclinazioni e i loro desideri sul lavoro, come racconta Manuela Marzola nel suo post.


Premio Famiglia Lavoro - Categoria: MIGLIORE INIZIATIVA DI FLESSIBILITA' - Azienda vincitrice: BeM Service Center - Titolo progetto: Madri laboriose d'eccellenza

sabato 27 giugno 2009

L'ironia aiuta ma non risolve



Ogni tanto seguo il blog Nonsolomamma, in cui una gironalista racconta con grande ironia e senso dell'umorismo le sue peripezie di donna-madre-moglie-lavoratrice intenta a far convivere i suoi molti ruoli e i loro inevitabili conflitti. Nonsolomamma è anche diventato un libro.

Lo trovo una lettura piacevole e divertente.
Mi sono però spesso chiesta se ridere delle peripezie di Elastigirl non sia un modo facile di banalizzare la situazione femminile e evitare di riflettere seriamente sul problema che c'è dietro alle mille contorsioni delle donne italiane: rigida divisione dei ruoli, carenza di strutture sociali di supporto, tempi di lavoro poco flessibili, scarsa sensibilità e attenzione alla conciliazione:

"Di elasti-mamme ce ne sono milioni. È l'ambiente, a volte ostile, che le crea. Per essere una mamma elastica bisogna avere compagni latitanti, lavori e figli impegnativi, ménage sgangherati, casa sempre in disordine, capelli a carciofo, stanchezza cronica e nemmeno un minuto per mettersi la crema idratante." (dall'intervista a Claudia de Lillo su Infinitestorie.it)

Cosa si può fare, cosa si sta facendo per migliorare lo stato delle cose?


mercoledì 17 giugno 2009

Summertime

...and the living is easy:
niente scuola, niente colazione, nessuno zaino e nessun grembiule da preparare, nessuna corsa nel traffico per accompagnare e riprendere, nessun compito, nessuna attività extrascolastica.... una parte di me è già in vacanza!




Summertime and the livin' is easy. Fish are jumpin and the cotton is high. Oh your daddy's rich and your ma' is good lookin' So hush little baby, don't you cry One of these mornings You're goin' to rise up...


Le gonne d'oro norvegesi

Ieri "La Repubblica" dedicava tre pagine al fenomeno delle gonne d'oro, ovvero le donne manager che in Norvegia, grazie a una legge del 2005 sulle pari opportunità (incredibile ma vero: firmata da un uomo!), sono state imposte nei board delle società quotate in borsa e hanno preso potere e comando nelle principali aziende.

Con effetti benefici per l'economia: "Le aziende guidate dalle donne hanno accresciuto più velocemente i ricavi, generato più margini lordi, chiuso più frequentemente l'esercizio in utile", afferma l'economista del Cerved Guido Romano.

E in Italia?

"Non è detto che la via norvegese alla rottura del monopolio maschile sia esportabile facilmente. Ma il problema che pone lo è certamente, specie in un paese come l´Italia in cui la quota maschile è altissima in tutte le posizioni importanti in tutti i settori. Una ricerca Istat-Ministero delle Pari opportunità del 2004 segnalava che nelle 50 imprese più grandi del Paese solo l´1,3% dei consiglieri di amministrazione è rappresentato da donne. Bassissima anche la presenza negli organi decisionali delle organizzazioni imprenditoriali, anche se ora sia la Confindustria che i giovani imprenditori hanno a capo una donna. Tra i sindacati la situazione è migliore (23,6%). In Banca d´Italia solo con l´arrivo di Draghi qualche donna ha avuto una chance. Le magistrate sono ormai il 52% di tutti i magistrati. Ma, considerando i magistrati di Cassazione con funzioni superiori, la presenza femminile, pur in aumento, si colloca al 7,4%. Nessuna donna ha ancora raggiunto i livelli apicali di presidente della Corte di Cassazione o di Procuratore generale. Nella Corte dei Conti, nessuna donna ricopre il ruolo di Presidente di sezione. Non si tratta solo di ritardo fisiologico, dato che la femminilizzazione della magistratura è in atto ormai da diverso tempo. C´è una sola donna alla Corte Costituzionale. Nei ministeri le donne sono il 48% dei dipendenti, ma il 16,6% dei dirigenti. Tra i medici dirigenti di una struttura complessa la quota di donne è pari al 10%. Nell´Università, la percentuale di donne tra i professori ordinari è attorno al 16% e gli uomini superano le donne anche in settori, quelli letterari, ove le laureate sono la stragrande maggioranza. Nella scuola, le donne, pur essendo il 68% dei docenti laureati e il 90,9% di quelli diplomati, sono il 39,2% dei dirigenti. Se non sbaglio, vi è una sola donna direttore di quotidiano. E non parliamo della presenza nei luoghi decisionali della politica. Difficile spiegare questi dati con l´incompetenza femminile, o con la necessità di attendere che le leve di donne entrate in massa nella formazione e nelle professioni negli ultimi trent´anni percorrano tutta la filiera. Perché vengono fermate prima, non solo dalla necessità di fare fronte a un carico di lavoro familiare di cui continuano a detenere il non invidiabile monopolio, ma da chi ha il potere di riconoscere e promuovere."
Chiara Saraceno, Gonne d'oro - La fortuna dell'industria è femmina