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domenica 9 maggio 2010

Oltre la cartolina

Oggi è un po' come per l'8 marzo: fiori, cioccolatini, regali, auguri a tutte le mamme. Domani si torna alla normalità, in un Paese in cui i servizi sociali sono scarsi e le mamme sono spesso costrette ad abbandonare il lavoro per accudire i figli e in cui un ministro della Repubblica definisce "privilegio" il congedo per maternità.

Allora oggi nessuna  "poesia della mamma" destinata a risuonare solo per il tempo della lettura e, invece, tre contributi ad una visone più reale della maternià che, forse, lasceranno tracce un po' più durature di una cartolina di auguri o di una rosa:


Un film/documentario: Unovirgoladue di Silvia Ferreri

Un'esortazione di Umberto Galimberti:
"Un invito ai padri: tutelare la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome: "accudimento", per sotrattrarre le madri a quella luce nera e così poco rassicurante che fa la sua comparsa nell'abisso della solitudine" (I miti del nostro tempo)

domenica 17 gennaio 2010

La poesia della domenica

L'ho scoperta proprio oggi grazie a Marilde Trinchero, la trascrivo perché mi piace e perché è particolarmente in sintonia con i miei umori di oggi, in cui sento davvero tremare il volto della vita.

Sono stata cavalla
mucca farfalla
Sono stata una cagna
una vipera un’oca
Sono stata tutte le cose mansuete
e ampie della terra
il vuoto del corno che chiama alla guerra
l’oscuro tunnel dove sferraglia il treno
la caverna a notte dei pirati
Sono stata quella che sempre deve essere là
una certezza quadrata
Sono stata tutto ciò che poteva servirti
a prendere il volo
sono stata anche tigre
cima e voragine
strega
sacra e terribile bocca dentata
Come avresti potuto altrimenti essere tu il cacciatore
l’esploratore
l’eroe dalle mille avventure?
Sono stata persino terra e luna
perché tu potessi metterci
il piede sopra
E adesso
questa ruota si è fermata
devo fare una cosa
mai fatta forse mai esistita
una cosa anche per te ma
soprattutto per me
per me sola
tanto autentica e nuova
che trema persino il volto della vita.


Bianca Garufi

sabato 2 gennaio 2010

Condividere la solitudine

L'avevo anticipato, eccolo qui, il post dedicato al bellissimo libro di Marilde Trinchero, La solitudine delle madri.

Appena ho visto il libro, con la sua copertina Jugendstil, ho pensato annoiata: "Ecco un altro libro sdolcinato sulla maternità e sulle gioie nascoste dell' essere mamma..." Poi mi sono incuriosita del fatto che Marilde Trinchero è arteterapeuta (che cosa fa un'arteterapeuta?) e, quindi è scoccato il colpo di fulmine quando ho letto la frase con cui si presenta: "mentre attraverso la vita, le immagini e la scrittura sono strumenti che porto sempre con me" e ho scoperto che molte delle immagini e dei testi che utilizza sono gli stessi che da un po' di anni mi fanno compagnia: Frida Kahlo, Käthe Kollwitz, Artemisia Gentileschi, Adrienne Rich, Clarissa Pinkola Estés, Sylvia Plath, Simone De Beauvoir... Allora ho preso il libro, l'ho letto tutto d'un fiato, ho pianto, ho riso, mi sono emozionata. E ho finalmente ritrovato e idealmente condiviso alcune delle sensazioni più forti e dolorose della mia vita, che mi hanno assalito in seguito alle mie maternità e per formulare le quali non avevo mai trovato coraggio e parole adeguate. Alla fine ho provato un'invidia fortissima per le donne che hanno partecipato all laboratorio: anch'io avrei a suo tempo desiderato una simile opportunità di esprimere il disagio e le difficoltà che provavo...

Alla lettura emozionale è seguita una seconda rilettura, più ponderata, nella quale ho apprezzato i riferimenti e lo stile con cui il libro è scritto.

Il grande merito del libro è sicuramente quello di dare voce al lato oscuro del "diventare madre", agli aspetti totalmente ignorati dai riferimenti culturali abituali, che, invece, idealizzano la figura e il ruolo materno, addossando così alle madri l'enorme fardello psicologico dell'inadeguateza e del senso di colpa, proprio nel momento in cui la donna perde tutte i suoi punti di riferimento e, di fatto, rimane drammaticamente sola.

Per me è stato un sollievo scoprire che simili sensazioni sono comuni a tutte le donne, che io non sono stata un mostro insensibile per averle provate, e che la sensazione di essere completamente sola e abbandonata non era un mio limite, anche se il mio compagno mi ha davvero lasciato sola, prima psicologicamente e poi anche fisicamente, andandosene poco dopo la seconda maternità.

E durante la lettura ho ripercorso e, spesso per la prima volta, dato un senso a molte delle mie esperienze: oltre all'abbandono del mio compagno, il senso di smarrimento e isolamento succeduto alla brusca cesura con la vita "di prima", la perdita della mia dimensione di donna, il deteriorarsi del rapporto con mia madre (una "cattiva nonna"), il bisogno fortissimo di fare qualcosa di creativo (che mi ha fatto riempire casa di lana con cui ho fatto sciarpe e cappelli dai colori e dalle dimensioni improbabili), l'angoscia del "tempo interrotto" in cui c'è sempre qualcuno che ti chiama o ti reclama, senza nessun rispetto per te, i tuoi bisogni, i tuoi desideri.

Insomma, questa lettura mi ha fatto percorrere un viaggio ideale dentro di me, in cui per la prima volta ho guardato e chiamato per nome ferite aperte che ancora bruciavano, e già questo, insieme alla nuova consapevolezza di non essere più sola, ha avuto su di me una funzione terapeutica, liberatoria.

Grazie, Marilde, di avere scritto La solitudine delle madri!



martedì 29 dicembre 2009

Nuovo anno, nuovo look!


La Madonna Solly di Raffaello è la nuova immagine del mio profilo: l'ho trovata citata nel bellissimo libro di Marilde Trinchero, La solitudine delle madri, e mi è piaciuta subito tanto.

Grazie a Marilde, per avermi fatto scoprire questo quadro di Raffaello, ma soprattutto per avere scritto un testo come La solitudine delle madri, che mi sta facendo riflettere tanto su argomenti che "mi bruciano dentro". Appena avrò metabolizzato tutto, dedicherò un post al libro (e alle riflessioni!)