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lunedì 5 aprile 2010

Tradurre è un po' tradire

Anche se l'originale è ineguagliabile, non importa: adesso che l'ho trovata (su Sagarana),  voglio comunque postare la traduzione di Bloody Men di Wendy Cope, che continua a stupirmi ogni volta che la leggo:


Quei fetenti degli uomini

Sono come quei fetenti degli autobus -
li aspetti per circa un anno
e quando alla fine compare un bus
eccone altri due o tre che sbucano.
Mettono la freccia, guardi il lampeggio,
cerchi di leggere la destinazione.
Loro ti offrono un passaggio,
ma tu non hai molto tempo per la decisione.
Se commetti un errore, non puoi far dietrofront.
Salta giù, e starai là a fissare
le macchine e i taxi e i camion,
e i minuti, le ore, i giorni passare.

(Tratto da Men/Uomini - ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2004.)
 


mercoledì 24 marzo 2010

Fiori

La primavera è la stagione dei fiori (e dell'amore)!

Wendy Cope
Flowers


Some men never think of it.
You did. You'd come along
And say you'd nearly brought me flowers
But something had gone wrong.

The shop was closed. Or you had doubts -
The sort that minds like ours
Dream up incessantly. You thought
I might not want your flowers.

It made me smile and hug you then.
Now I can only smile.
But, look, the flowers you nearly brought
Have lasted all this while.


Fiori

Certi uomini non ci pensano mai.
Tu sì. Ti presentavi alla porta
dicendo che mi avevi quasi portato dei fiori
ma qualcosa era andata storta.

Il fiorista era chiuso. O un dubbio ti assaliva –
di quelli che sorgono all’infinito
a tipi come noi. Forse, pensavi,
io i tuoi fiori non avrei gradito.

Sorridendo allora ti avevo abbracciato.
Solo il sorriso mi resta ora.
Ma guarda, i fiori che avevi quasi portato
durano tuttora

(nota: ho trovato la traduzione in rete, ma non era citato il traduttore. Chiedo a Maria Paola Bartocci se è opera sua, ma se qualcuno nel frattempo lo identifica, me lo faccia sapere che aggiungo il nome, grazie!
Edit: Maria Paola Bartocci NON è la traduttrice di Fiori: continua la caccia al traduttore!)

sabato 6 marzo 2010

Wendy Cope - Una serie di fortunati incontri!

Primo incontro: scopro Wendy Cope e le sue poesie.
Secondo incontro: Maria Paola Bartocci, traduttrice di Wendy Cope, legge il mio post e mi scrive una e-mail. Segue un breve ma interessante scambio di e-mail, in una delle quali le propongo audacemente di raccontare qualcosa sul suo incontro (terzo e, per ora, ultimo del post, ma il primo di tutta la serie!) della storia con Wendy Cope. Paola accetta e in tempi  brevissimi mi manda questo racconto, di cui la ringrazio moltissimo e  che volentieri pubblico:

Io, Judith e Wendy

Un soggiorno a Londra, un’amica generosa e delle poesie insolite e accattivanti – unite i tre elementi e saprete come è nata la mia “relazione” con Wendy Cope.
Era l’anno scolastico 1993-94, lavoravo come assistente di italiano in una scuola inglese e le due raccolte di versi Making Cocoa for Kingsley Amis (1986) e Serious Concerns (1992) erano già state pubblicate da tempo. Wendy Cope era già un nome conosciuto lassù, una sorta di fenomeno letterario, perché – cosa rarissima per la poesia - i suoi libri avevano venduto parecchio e incontravano i gusti del pubblico, anche e soprattutto di quel pubblico che solitamente la poesia la ignora o la snobba.
La mia amica Judith le aveva entrambe e, conoscendo la mia passione per la lettura e il mio debole per la poesia, una sera me le prestò. Fu un colpo di fulmine a prima vista, già dalla copertina: perché da Faber& Faber - un nome che per l’editoria poetica inglese è garanzia di qualità e prestigio – ti aspetteresti qualcosa di serio e importante… non due libercoli smilzi smilzi, con dei buffi disegni in copertina: una ragazzina che beve una tazza di cacao nel primo, un orsacchiotto di peluche che legge le “Note per una definizione della cultura” di T.S. Eliot nel secondo.
A ben pensarci, Wendy Cope era già tutta lì: il sorriso ironico, la leggerezza pensosa, il non prendersi troppo sul serio senza però mai cadere nella trappola della superficialità e della risata facile. Le sue poesie - come scoprii subito dopo, divorandole – sono così: piene di ironia, di humour, di quello sfuggente “understatement” tipicamente British che sembra ammiccare al lettore per dirgli “avvicinati senza timore, prenditi queste sciocchezze versificate e fatti due risate”, e intanto – dopo averlo catturato – strizza l’occhio vittorioso… perché in realtà, se non capisci quanta dignità e quanto amore per le parole si celino dietro quell’apparente maschera da stolto, lo sciocco sei tu.
Il mio soggiorno a Londra è durato solo un anno. Ma quella generosa e ancora carissima amica, al momento di ripartire, mi regalò quei due libercoli per accompagnarmi nel ritorno a casa. Un segno del destino, chissà… e così, tornata in Italia, mi misi a tradurre quelle poesie per puro piacere e divertimento, per passione e per sfida con me stessa, nel tentativo di riprodurne le forme metrico-rimiche chiuse e quel tono semiserio che così tanto mi aveva colpito. Poi, sempre per pura sfida contro il caso, spedìi quelle traduzioni a Nicola Crocetti, direttore della prestigiosa rivista POESIA e fondatore dell’omonima casa editrice... e fu lui ad aggiungere il “lieto fine” a questa già improbabile e avvincente storia di amore poetico ed editoria.
Era il marzo 1997, e Wendy Cope appariva sorridente sulla copertina della rivista, mentre un mio articolo accompagnava le sue poesie (originali e traduzioni) all’interno. Una bella sorpresa per me, insperata e assolutamente imprevedibile. E una grande soddisfazione, non c’è che dire. Dal colpo di fulmine al colpo di fortuna, passando per i suoi molti colpi di genio. Poesia “vana” batte poesia “seria” uno a zero. O viceversa?


mercoledì 17 febbraio 2010

Maledetti uomini! sono come i maledetti autobus...

Grande scoperta poetica di questa settimana: Wendy Cope, inglese e molto ironica, purtroppo tradotta poco o nulla:



Bloody men are like bloody buses -
You wait for about a year
And as soon as one approaches your stop
Two or three others appear.
You look at them flashing their indicators,
Offering you a ride.
You're trying to read the destinations,
You haven't much time to decide.
If you make a mistake, there is no turning back.
Jump off, and you'll stand there and gaze
While the cars and the taxis and lorries go by
And the minutes, the hours, the days.



L'unica poesia che ho trovato tradotta (da Maria Paola Bartocci) in italiano la voglio dedicare a Minu con tanti auguri, lei sa perché!


Il mio amante

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare piú piano di cosí”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sí, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
piú giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.