sabato 30 maggio 2009

I problemi veri

Lettera aperta dalla Germania ai quotidiani italiani

I problemi veri

Molti italiani residenti all’estero come noi si chiedono se nel loro paese di provenienza ci sia una almeno vaga coscienza dei problemi reali a cui vanno incontro. Passando da un’emergenza all’altra, come succede in Italia, il rischio è di non vedere il futuro anche vicinissimo: ci sembrano invece urgenti alcune considerazioni, visto che il destino dell’Italia continua a starci a cuore, anche se non ci abitiamo più.

Noi viviamo in Germania, dove della situazione demografica si tiene debito conto, se ne fa oggetto di dibattito, sono state avviate e si avviano misure per affrontarla adeguatamente.

La situazione demografica in Italia è in tendenza analoga a quella tedesca, ma sensibilmente peggiore: abbiamo la più alta percentuale di anziani d’Europa, il più basso tasso di natalità insieme alla Spagna, una scarsissima presenza femminile nel mercato del lavoro (dopo di noi viene solo Malta), ma non ci preoccupiamo affatto di chi pagherà i contributi ai pensionati in presenza di una piramide demografica sostanzialmente rovesciata. E non si tratta solo delle pensioni. L’aspettativa di vita continua ad aumentare e per esempio il governo tedesco calcola che da un milione di casi di demenza senile attuali tra dieci anni si passerà a quattro milioni. Ovviamente non saranno solo queste persone ad abbisognare di assistenza ventiquattro ore su ventiquattro. A i giovani che incominciano a lavorare si raccomanda un’assicurazione sull’assistenza, di cui possono aver bisogno dopo la pensione (“Plegeversicherung”)

Le misure, che i demografi raccomandano, sono:
- a) più donne nel mercato del lavoro
- b) più lavoratori stranieri
- c) innalzamento dell’età pensionistica . Inevitabili:
- d) aumento dei contributi e
- f) consistenti tagli alle pensioni.

Che cosa fa il governo della Germania Federale? Per conciliare professione e famiglia e favorire un aumento delle nascite sono state introdotte leggi che aumentano i congedi retribuiti di maternità e paternità, con misure che incoraggino i padri ad usufruirne, pena la cancellazione del congedo .(Qui non si parla di crescita della popolazione, ma dei 2,1 figli a donna che permetterebbero di mantenerla costante).

Da stranieri addetti ai lavori verifichiamo l’ orientamento verso una politica dell’accoglienza nei confronti degli immigrati, che si concretizza in programmi di integrazione sempre più specifici, all’interno dei quali gli stranieri stessi vengono richiesti nella funzione di esperti e mediatori culturali.

II governo italiano non attua nessuna misura che favorisca l’ingresso di donne ed immigrati nel mercato del lavoro: accetta supinamente che le giovani donne passino da un precariato all’altro e quindi non possano neanche pensare a mettere su famiglia e alimenta la paura nei confronti degli immigrati , gonfiando problemi di insicurezza, quando ben sa che il numero dei reati è diminuito al pari degli ingressi di immigrati in Italia. Non legalizza gli stranieri, che hanno un lavoro e che non aspettano altro, ma li tiene in un costante stato di illegalità funzionale ad ogni genere di sfruttamento nei loro confronti, e si guarda bene dal far sapere che gli immigrati in Italia hanno una scolarità mediamente più alta degli italiani (e la maggior parte di loro è bilingue o plurilingue).

Ne segue che gli italiani dovranno pagare più contributi, più spese mediche e di assistenza, l’età pensionabile sarà alzata e le pensioni tagliate. A questo andranno incontro tutti i lavoratori, i loro figli e nipoti- se ne avranno ancora- Osserviamo che la probabilità per ogni cittadino di essere aggrediti da rumeni o altri in confronto è irrisoria.

Non sarebbe ora di dare spazio ai demografi? Non è il caso di relegare la cronaca nera e rosa alle pagine interne, come fa qualsiasi giornale tedesco serio,dato che essa riguarda solo i diretti interessati e di mettere in prima pagina le proiezioni demografiche che incidono sul futuro di tutta la popolazione?

Liana Novelli Glaab per il Coordinamento Donne Italiane di Francoforte e.V.

SEWA


E' l'acronimo di Self Employed Women Association, il sindacato autonomo di donne, con sede ad Ahmedabad, nello stato indiano del Gujarat. Un sindacato molto particolare: nelle parole di Mariella Gramaglia, che per SEWA ha lavorato come cooperante:
"Un sindacato senza classe operaia [...] e un movimento femminista senza radici nel filone americano ed europeo della"sexual liberation". Insomma una creatura tutta indiana, ma niente affatto provinciale, anzi, con nessi, contatti e riconoscimenti in tutto il mondo".
Le sue radici sono negli insegnamenti di Gandhi, Ela Bhatt è stata la sua leader, fondamentale la sua opera di emancipazione e restituzione della dignità alle donne povere indiane [foto di Laura Salvinelli]

Storia di SEWA:
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata

Sito ufficiale di SEWA

Intervista di Mariella Gramaglia a Ela Bhatt

mercoledì 27 maggio 2009

Donne che odiano le donne

Un articolo di Cinzia Sasso su "La Repubblica" di oggi affronta il tema del mobbing al femminile: una ricerca del Workplace Bullying Institute ha concluso che il 40% dei responsabili di mobbing sono donne, che per il 70% mobbizzano altre donne.
Al riguardo riporta un commento di Lea Melandri: "Non mi meraviglia affatto, quella di rifarsi sul più debole è una legge fisica immutabile, capitata agli schiavi di tutto il mondo".

lunedì 25 maggio 2009

Il corpo delle donne

IL CORPO DELLE DONNE from Il Corpo delle Donne on Vimeo.

Adesso il video si può vedere direttamente dal blog Il corpo delle donne


La vulnerabilità è il maggior fascino del volto
...perché non reagiamo? perché non difendiamo la nostra verità?
...di che cosa abbiamo paura?...perché non difendiamo i nostri diritti?


Il blog: Il corpo delle donne

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Lea Melandri: Bambole: "Nel gioco della bambina con la bambola si è creduto a lungo di vedere precocemente all’ opera l’ “istinto materno”. Ma che dire allora delle modelle, delle “veline” e delle conduttrici televisive sempre più simili alle Barbies, e viceversa? Le bambine hanno sempre avuto un rapporto ambiguo con quel corpo inanimato in tutto simile al loro, fatto per specchiarsi più che per apprendere la difficile arte della relazione con l’altro. Lo coccolano e, al medesimo tempo, lo invidiano. "

Uno virgola due



Uno virgola due è il tasso di natalità in Italia, il numero di figli per ogni donna. Ed è il titolo dato da Silvia Ferreri al suo interessantissimo documentario (e anche al libro) dedicato al rapporto delle donne, delle madri, con il lavoro.


Il progetto (con trailer del documentario)

La scheda del libro

Silvia Ferreri

Intervista di Mondodonna a Silvia Ferreri

domenica 24 maggio 2009

Se non sei disposto a sbagliare non arriverai mai a fare qualcosa di originale

Ken Robinson - Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.

Sito ufficiale di Sir Ken Robinson

Nelle scuole, nelle aziende, nella vita si stigmatizza l'errore e siamo ingessati dalla paura di sbagliare


Giulia e la crisi

Ho trovato questo video sul blog di Marco Crupi, del quale condivido la sensazione di rabbia:

Kate Clanchy

Interessante scoperta odierna: Kate Clanchy

Incantesimo

Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,

e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te

per leggermi solo negli occhi, vedrai,
argentato e monocromo, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Spell

If, at your desk, you push aside your work,
take down a book, turn to this verse
and read that I kneel here, pressing
my ear where on your chest the muscles
arch as great books part, in seagull curves,
bridging the seasounds of your heart,

and that your hands run through my hair,
draw the wayward mass to strands
as flat as scarlet silk-thread bookmarks,
and stroke my cheeks as if smoothing
back the tissue leaves from chilly,
plated pages, and pull me near

to read my eyes alone, then you shall see,
silvered and monochrome, yourself,
sitting at your desk, taking down a book,
turning to this verse, and then, my love,
you shall not know which one of us is reading
now, which writing, and which written.

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Poesia per un uomo privo di olfatto

La presente solo per informarti

che la linea più marcata dell’incavo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
coi nomi intagliati e profondi, lisi dal sudore;

che sotto lo spruzzo del mio profumo costoso
le mie ascelle emettono una nota di basso, forte
come il bum di un palmo sopra a un tamburo;

che l’impeto umido della mia paura è tagliente
come il sapore di un pezzo di ferro d’inverno
sulla lingua calda di un bambino; e che a volte,

con la brezza, i delicati capelli che ho sulla nuca,
proprio in quel punto dove, chinando il capo, potresti
esitare e sfiorarli con le labbra,

trattengono un profumo delicato e deciso
come una flotta di navi di origami, pronte a salpare.


(Traduzione di A. Laura Imondi)


POEM FOR A MAN WITH NO SENSE OF SMELL


This is simply to inform you:

that the thickest line in the kink of my hand
smells like the feel of an old school desk,
the deep carved names worn sleek with sweat;

that beneath the spray of my expensive scent
my armpits sound a bass note strong
as the boom of a palm on a kettle drum;

that the wet flush of my fear is sharp
as the taste of an iron pipe, midwinter,
on a child’s hot tongue; and that sometimes,

in a breeze, the delicate hairs on the nape
of my neck, just where you might bend
your head, might hesitate and brush your lips,

hold a scent frail and precise as a fleet
of tiny origami ships, just setting out to sea.

mercoledì 20 maggio 2009

La pipì deve essere autorizzata

E' stata introdotta una nuova regola nello stabilimento di Sulmona della Magneti Marelli, in cui lavorano più di 750 operai: per andare in bagno si deve far firmare un permesso dal proprio superiore.

Sembra un'assurdità, purtroppo è vero: leggete l'articolo della Repubblica

Notice to all employees

Subject: Notice to all employees
Date: Tue, 24 Feb 2009 13:06:14 -0500

Dear employees,

Due to the current financial situation caused by the slowdown of the economy, Management has decided to implement a scheme to put workers of 40 years of age and above on early retirement.
This scheme will be known as RAPE (Retire Aged People Early).
Persons selected to be RAPED can apply to management to be eligible for the SHAFT scheme (Special Help After Forced Termination).
Persons who have been RAPED and SHAFTED will be reviewed under the
SCREW programme (Scheme Covering Retired Early Workers). A person
may be RAPED once, SHAFTED twice and SCREWED as many times as
Management deems appropriate.
Persons who have been RAPED can only get AIDS (Additional Income
for Dependants & Spouse) or HERPES (Half Eamings for Retired
Personnel Early Severance).
Obviously persons who have AIDS or HERPES will not be SHAFTED or
SCREWED any further by Management.
Persons who are not RAPED and are staying on will receive as much
SHIT (Special High Intensity Training) as possible. Management
has always prided itself on the amount of SHIT it gives employees.
Should you feel that you do not receive enough SHIT, please bring
to the attention of your Supervisor. They have been trained to
give you all the SHIT you can handle.

Sincerely,

The Management

Fonte


be' si prospetta un periodo di SHIT per tutti....

Mi piace lavorare (Mobbing)

Regista: Francesca Comencini
Anno: 2003
Protagonista: Nicoletta Braschi

Trama








martedì 19 maggio 2009

Ritorno a casa

"Cerco di radicarmi in me, dipendo puntigliosamente dall'esterno, da persone e cose che non riescono a garantirmi sicurezze. Così la casa - abitudine, solitudine, negritudine - si fa radice vistosa e assorbente: non posso lasciarla a se stessa, non reggo il disordine la polvere il vaso dei fiori vuoto. Allora la domestica due volte alla settimana: il grosso è risolto, lavori pesanti non ne faccio più; ma restano tantissimi piccoli gesti - vuotare i posacenere, sprimacciare i cuscini del divano, raccogliere i giochi di Tommaso, annaffiare le piante del terrazzo, sistemare i giornali, spegnere lo scaldabagno quando accendo la lavatrice altrimenti il contatore non regge, cucinare e ospitare, comprare il latte, pulire l'oliera almeno ogni tanto, i l cambio di stagione con i vestiti da mettere via, dividere il bianco dal colore prima di mettere i panni in lavatrice, stendere il bucato e ritirarlo, lavare le tende smontarle e rimontarle, attaccare i bottoni, togliere la polvere dai quadri altrimenti è inutile tenerli appesi, comprare il concime per le piante, mettere l'antispifferi alle finestre, sostituire il rotolo finito di carta igienica con quello nuovo, pulire il filtro della lavastoviglie, comprare le pile di ricambio per la sveglia elettrica e per i giochi di Tommaso, togliere le incrostazioni di calcio dalla macchinetta del caffè e dal ferro da stiro, comprare la carta extra-strong e la puntina del giradischi, un detersivo per il cotone un altro per lana seta nylon, sale grosso e sale fino, affettare l'arrosto grattugiare il parmigiano: fare argine alle puzze, al degrado, alla frammentazione - e senza questi gesti non si sopravvive, io non sopravvivo."

Clara Sereni, Casalinghitudine


La ristrutturazione è stata "preparata" da un avvicendamento alla testa della Direzione Risorse Umane e da un conseguente irrigidimento dei rapporti gerarchici. Senza arrivare a parlare di mobbing, se non in casi isolati, abbiamo assisitito a un progressivo aumento di pressione lavorativa e disciplinare sulle persone, con un conseguente deterioramento dei rapporti umani. Quando ne abbiamo avuto consapevolezza, era ormai troppo tardi: il clima è ormai raggelato, tutti diffidano di tutti, nessuno si abbandona più al piacere di fare quattro chiacchiere rilassate con i colleghi, improvvisamente divenuti "nemici". Si lavora tesi, guardandosi le spalle, senza mai abbassare la guardia, senza nessun piacere né soddisfazione...che fatica!

E allora, per quanto mi riguarda, ho scoperto di avere un disperato bisogno della mia casalinghitudine, di quei gesti, sempre uguali a se stessi e ripetuti all'infinito, che mi fanno ritrovare la mia dimensione più umilmente umana: lavare, pulire, mettere a posto, cucinare...non più solo incombenze noiose, ma il segno concreto e tangibile della presenza mia e delle persone cui voglio bene.

domenica 10 maggio 2009

Com'è umano lei....

Tra le misure adottate dall'azienda per fronteggiare la (provvidenziale?) crisi c'è la ristrutturazione, ovvero una "ridefinizione dell'organigramma che mira a razionalizzare e a svecchiare la struttura aziendale, riducendo le posizioni identificate come ridondanti". Insomma, senza nessuna pietà: fuori cinquanta persone, preferibilmente tra le più anziane.

Quando si fa notate a M.A. che alcune "ridondanze" si potrebbero evitare rinunciando all'impiego in quei ruoli degli "stageurs", ovvero dei neolaureati non retribuiti che in teoria sono lì per imparare, ma che, in realtà, dopo i primi tre giorni di istruzione, lavorano a pieno ritmo, senza orario e senza stipendio (leggi: sfruttati), M.A. si commuove e afferma che non se la sente di negare l'accesso al mondo del lavoro a dei giovani ancora pieni di belle speranze. E poi glielo consente la legge!





Dis...pari opportunità

C'era una volta un'azienda multinazionale, di quelle che sbandierano sensibilità etica e sociale e per dimostrarlo adottano monumenti degradati e devolvono parte (esigua) dei loro profitti (ingenti) per le cure di poveri bambini del terzo mondo.
Da anni in questa azienda, per contratto, era consentito richiedere, per documentati motivi personali e familiari, di trasformare il proprio orario di lavoro da tempo pieno a part time, secondo regole ben precise. Inutile dire che ad usufruire di questa possibilità sono state sempre e solo donne, anzi per la precisione madri, con un'unica eccezione. Superfluo trovare le motivazioni: la necessità di conciliare i propri doveri di mamma (in una società che scarseggia di servizi sociali pubblici) con l'esigenza di dover lavorare. Altrettanto inutile aggiungere che questa scelta ha sempre pesantemente penalizzato, dal punto di vista economico, della carriera e in parte anche per quanto riguarda i rapporti con i colleghi, chi l'ha abbracciata.
Fin qui la storia.

Poi arriva un periodo di crisi, anzi la crisi più grande nella storia del settore e dell'azienda.
Tra le prime misure che l'azienda prende per fronteggiare il momento di difficoltà c'è la sospensione del rinnovo dei part time, anche in quei settori dove, poco tempo dopo, dichiarerà di avere personale in esubero (la motivazione: per senso di giustizia, per non fare differenziazioni tra le persone...).

Passano i mesi, le lavoratrici a part time rientrano tutte a tempo pieno, l'azienda convoca le rappresentanze sindacali per comunicare che si stupisce che nessuna delle lavoratrici precedentemente a part time abbia scelto di andarsene usufruendo dell'accordo che incentiva le fuoriuscite per ridurre il personale....


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Sull'argomento:
Claudia Bella, Crisi: i pericoli maggiori per le donne

sabato 2 maggio 2009

Cos'è un blog?

"Tutti i blog, che erano stati concepiti per scrivere i resoconti delle proprie navigazioni on line e per condividerne i relativi link con gli altri, hanno una struttura piuttosto semplice, a post o articoli, dove i post nuovi vengono inseriti in alto e determinano lo scorrimento verso il basso dei contributi più vecchi, che giunti al fondo della pagina vengono spostati in un archivio storico. Quasi tutti i blog hanno inoltre dei commenti. Le strutture dell'informazione di un blog sono l'autore, il titolo e la data del post, e la possibilità, secondo i principi della folksonomia, di etichettare ogni articolo con alcune parole chiave descrittive, i tag"

Fabio Metitieri, Il grande inganno del web 2.0, Roma-Bari 2009, Laterza, pp.34-35

venerdì 1 maggio 2009

Dedicato a M.A. che ha licenziato cinquanta persone



Tiromancino, Il rubacuori

Come mi sento quando arrivo in ufficio
per licenziare trentacinque persone
il modo in cui dirglielo, la faccia da fare
sono al di là del bene e del male.
L’azienda non si tocca, l’azienda è al primo posto
e chi non fa più parte è come fosse morto
io questo lo so bene e non mi sfiora il rimorso
mando tutti a casa e mi tengo stretto il posto.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
seguo un’altra politica
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.
Come mi sento il giorno dopo
che ho messo in strada trentacinque famiglie
darò la colpa all’estero dei tagli al personale
ma in fondo credo sia più che normale.
Prenoto una campagna a prezzo di listino
poi provo a fare pena per pagare meno
qualcuno in malafede sicuro dirà
che io non ho più, nessuna dignità.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
questa è la mia rivincita
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.

Perché proprio un blog?

Perché è un mezzo che mi piace da sempre.
Perché sono giunta a un momento doppiamente critico della mia esistenza: come madre, sto vivendo i momenti difficili di due figlie adolescenti; come lavoratrice, vivo i momenti drammatici di un'azienda in crisi che si sta drasticamente riorganizzando. Non posso fare niente per cambiare le due situazioni, le vorrei almeno descrivere per non subirle impotente.
Perché "un blog è un luogo per pensare"
Perché "un blog è un paio di occhiali speciali per guardare il mondo con occhi diversi"
Perché "un blog è un luogo dove è più facile assomigliare a come si vorrebbe essere"

Le ultime tre motivazioni sono in realtà di Luisa Carrada, ma le sottoscrivo.

Una poesia per un giorno di festa

Milan Rufus
Della poesia

Posare il pane in tavola,
o l’acqua. O un pizzico di
sale tra due dita. Quella è poesia.

Non alzarti sui talloni.
E sulle punte ancora meno. Avere del tempo.
Tirare su dal profondo il secchio e alla fonte
non erigere né templi né tende.

Quando le trote risalgono il Giordano,
non comprare l’esca, sai che il fiume
non è di solo pesce.

È di più, come
la poesia è di più della parola.

Non la pietra.
Una statua. La moglie di Lot.
Quella è poesia.

Traduzione di Beatrice Haelterman


Mi piacciono i giorni di festa, in cui la sveglia non suona e la giornata non è già rigidamente organizzata. Allora ho il tempo di indugiare a fare la mia colazione preferita e intanto posso lasciar vagare la mia mente.... e se mi viene la tentazione di aprire anch'io un blog, ho il tempo e il modo di farlo. E mentre mi chiedo, un po' preoccupata: "Adesso cosa scrivo sul primo post...?", mi capita la fortuna di imbattermi in una poesia di un autore per me del tutto sconosciuto, che esprime benissimo quello che provo.
Sì, i giorni di festa mi piacciono davvero!